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Vecchio 25-11-2018, 12.43.09   #2051
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Vecchio 25-11-2018, 13.23.47   #2052
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Vecchio 26-11-2018, 12.53.50   #2053
Maurizio - Capannelle
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È sempre colpa del nazionalismo

Ma davvero volete farci credere che il guaio principale del nostro tempo, in Italia, in Europa e nel mondo, sia il nazionalismo? Dalla Merkel a Macron, da Soros a Mattarella, dal Collettivo Media e Intellettuali Uniformati fino ai cantanti e perfino gli astrofisici, tutti additano il nazionalismo come il male principale da debellare, anzi la causa di tutti i mali presenti. L’astrofisico Rovelli ha scoperto nel nazionalismo un buco nero senza eguali nell’universo…

Prima ancora d’interrogarci sul nazionalismo, la sua esistenza e la sua consistenza, passiamo in breve rassegna le piaghe principali del momento e chiediamoci se hanno qualche relazione col nazionalismo.

Per cominciare, credete che la crisi economica mondiale e nazionale che viviamo da anni, l’espansione del debito, il buco nero della finanza, la disoccupazione e le nuove povertà, abbiano qualche rapporto col nazionalismo o non siano piuttosto il frutto di governi, politiche, scelte economiche di segno opposto? Pensate che la corruzione delle classi dirigenti, la loro diffusa inadeguatezza, cecità e incapacità di guidare e rappresentare gli interessi reali dei popoli, l’abisso tra governati e governanti, tra le istituzioni e i cittadini, siano figli del nazionalismo o piuttosto dei partiti, regimi, modelli politici opposti che hanno finora dominato l’Italia, l’Europa e la globalizzazione? Credete che il degrado della vita pubblica, dei nostri centri storici, della cultura e dell’educazione dei popoli, le emergenze ambientali, strutturali, la crisi delle famiglie, del lavoro e del sud, le violenze sessuali, le ingiustizie sociali siano scaturiti dai nazionalismi o piuttosto sono il frutto di processi, mentalità, governi, ideologie, modelli permissivi che nulla hanno a che vedere col nazionalismo? Pensate che il declino di paesi come l’Italia, dove i morti superano i nati, i vecchi superano i giovani, siano un prodotto del nazionalismo o piuttosto di una complessa involuzione delle nostre società in cui tutto c’era meno che il nazionalismo? Egoismo, dittatura del presente, rifiuto del sacrificio e di ogni proiezione nel futuro, senso di decadenza, orizzonte globale di consumi… O all’opposto, la bomba demografica nel sud del mondo, gli effetti collaterali della globalizzazione a ogni livello, pensate che abbiano qualche nesso col nazionalismo? E i disagi, le insicurezze, il caos scaturiti dai flussi incontrollati di immigrati clandestini, sono stati provocati o favoriti dal nazionalismo o il contrario, semmai il nazionalismo è invocato – a torto o ragione, ognuno poi dirà la sua – come rimedio per arginare, controllare, respingere tali flussi?

Il malessere delle nostre società e dei nostri tempi non ha alcuna relazione col nazionalismo. E nemmeno con la religione, additata come causa complementare di tutti i guai. Via, non prendiamoci in giro. Se l’Europa di settant’anni fa, come voi dite, voltò le spalle al nazionalismo vuol dire che il nostro presente non è figlio del nazionalismo.

Chiediamoci piuttosto se quel che sta delineandosi in tutto il mondo sotto le ali del populismo, del leaderismo e del sovranismo si possa definire davvero nazionalismo, salvo poi espandere la memoria del nazionalismo fino a farla confluire con esiti grotteschi nel nazismo e nel razzismo. I nazionalismi in realtà appartengono a epoche che non sono più la nostra, hanno avuto una ragion d’essere in un tempo e in una situazione ancora denotata da nazioni e imperi in via di decomposizione, avevano come antagoniste le nazioni rivali, non certo il sistema globale, vagheggiavano primati oggi improponibili.

I nazionalismi nascevano sull’orlo di guerre annunciate o patite; aderivano a società coese, sulla via della modernizzazione ma ancora fortemente legate alla loro storia; presupponevano società giovani ed espansive, in cui i problemi non erano quelli nostri di società vecchie e sulla difensiva. I nazionalismi avevano alle spalle fior di culture interventiste, i populismi d’oggi sorgono invece sul collasso delle culture, sulla dissoluzione delle classi.

I nazionalismi sorsero nell’epoca della “nazionalizzazione delle masse” mentre noi viviamo nell’epoca della globalizzazione delle masse ridotte allo stato molecolare, cioè atomi, individui. Il nazionalismo ebbe una sua storia e sue ragioni, ma il nostro è un altro tempo, ha altri problemi e altre prospettive.

Il sovranismo risponde a tre esigenze del nostro tempo: ritrova la centralità dei popoli rispetto alle oligarchie dominanti, come democrazia comanda; ripropone la decisione sovrana, il primato della politica, rispetto alla finanza e alla tecnica, all’impotenza e all’inconcludenza degli apparati rispetto ai processi in corso. Protegge le identità, i confini, le economie e le culture locali, dall’assedio dei potentati sovranazionali dall’alto, dalle concorrenze mondiali dai fianchi e dei flussi migratori dal basso. È uno scenario diverso rispetto all’epoca dei nazionalismi. Ora si può pure ritenere che il sovranismo coi suoi tratti populisti, sia una risposta sbagliata o inadeguata che semplifica troppo e non è in grado di risolvere i problemi o se ne risolve alcuni ne genera altri. Ma non si può ricacciarlo nel passato, imparentarlo ai vecchi spettri del novecento (salvo uno, il più grande, il comunismo che è sparito come se fosse mai esistito) e poi concludere che il male di oggi sia il nazionalismo, compiendo un’opera gigantesca di distorsione e distrazione.

Altro che fake news, siamo al falso globale. Infine, un’osservazione: perché sovranismo o amor patrio devono tradursi per forza in nazionalismo, xenofobia e razzismo; e invece nessuno traduce la globalizzazione in comunismo o all’opposto in sfruttamento capitalista? Perché dobbiamo giudicare il primo fenomeno attraverso le sue degenerazioni e il secondo invece resta immacolato da ogni applicazione storica e da ogni contaminazione fattuale e ideologica? Domina l’impostura manichea e il Racconto Ufficiale appare scritto da malpensanti in malafede.

MV Panorama, 27 novembre 2018
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Vecchio 17-12-2018, 16.21.45   #2054
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Fenomenologia del Trombone

A due passi dall’Italia e dal mondo sorge Trombon Valley, cittadella mediatica abitata da intellettuali e assediata da fantasmi plebei. La Valle dei Tromboni è a un tiro di schioppo dalla città dove abita la gente comune ma dista anni luce dalla realtà di ogni giorno. Nella Valle dei Tromboni si denuncia ogni giorno un Paese, un Mondo, abitato da razzisti, guidato da fascisti, percorso da mandrie armate di xenofobi, omofobi, sessisti, nazisti. Nella Valle dei Tromboni suona di continuo il campanello rosso dell’allarme. Se i sovranisti reggono sulla paura, i Maestri Tromboni campano sul Terrore.

L’anno che ci sta lasciando è stato l’anno del Trombone: questa speciale etnia ha imperversato su tutte le ruote, tv, giornali, radio, libri, cinema e teatro, facendo capolino nella musica, nel calcio, scuola e università. Ne è nata un’ideologia, il trombonismo, che è una visione del mondo o meglio del condominio applicata al mondo. Chi è il Trombone? Un nemico del presente che teme il futuro e si aggrappa al passato attaccando il trapassato.

Uno scrittore che con sprezzo razzista si definisce “geneticamente antifascista”, il tromboniano puro Maurizio Maggiani, espone su la Repubblica la sua Metafisica del Male: “Esco di casa e sento, sottile e ottuso e persistente, il sordo ronzio di un rumore di fondo di infelicità, quest’epoca si è ingravidata di fascismo…” Ho citato la frase più lieve di questa “psicologia di massa del fascismo” fondata sul “suppurare di infelicità” ovunque. Mamma mia, che schifo, è tremendo, non so dove abiti Maggiani, presumo nella stessa località in cui vivono gli altri, a Trombon Valley, a due passi dal mondo reale ma senza mai vederlo davvero. Dostoevskiano il nesso tra infelicità e fascismo, ovunque appaia l’infelicità là sorge un fascista. Leopardi è avvisato.

Visibilmente atterrito, Sandro Veronesi ha riassunto dalla Gruber il grido di dolore di Trombon Valley: si comincia con gli slogan razzisti, poi seguono gli atti, le squadracce, i decreti del ministro dell’interno, poi la caccia ai neri e ai migranti, si perseguitano i sinti (forse si riferiva alle case abbattute dei Casamonica), poi sarà la volta dei paralitici… Un horror fantascientifico, ma ambientato dove? Negli studi di Trombon Valley, naturalmente.

Nanni Moretti ha trovato il precedente a questo incubo vivente, è il Cile di Pinochet a cui ha dedicato un film di mostruosa attualità. Così cominciò la dittatura, avverte, proprio come sta succedendo ora da noi. Così cominciò è l’incipit di rito quando si vuole stabilire un parallelo con Hitler, con Mussolini, con ogni dittatura, purché nera. Così cominciò prima delle leggi razziali, nota Camilleri, al quale il consenso a Salvini gli ricorda quello a Mussolini. Il popolo infame riacquista virtù quando muta in audience e segue il commissario Montalbano. Perfino Rigoletto di Verdi portato in scena da Daniele Abbado, è stato ambientato ai tempi della Repubblica di Salò e allude all’oggi. Se si porta in scena Enea o Ulisse il tema è i migranti; e così Sofocle, Dante o Shakespeare. Tutto viene ridotto all’oggi, al femminismo, l’omofobia, il razzismo. Vi risparmio le trombonate di Fabio Fazio, i sermoni ispirati di Roberto Saviano, i misuratori di demenza di Michela Murgia, il grido d’angoscia di Paolo Giordano per la diffusione dei calendari del duce (la scemitudine dei numeri primi) e tanti libri, film, autori premiati perché avevano nella trama una trombonata nelle varianti previste. Per non dire dei classici del trombonismo, da Furio Colombo a Oliviero Toscani, da Gad Lerner a Ezio Mauro, de Monticelli e Di Cesare, per non dire dei tromboni istituzionali, tra presidenti in carica o appena scaricati… Gustavo Zagrebelski ha patito e fieramente denunciato nell’arco di dieci anni ben tre dittature parafasciste, quella di Berlusconi, poi di Renzi, ora di Salvini. I tromboni augurano la morte di un bambino sui barconi pur di inguaiare Salvini (Edoardo Albinati) o auspicano che lui e i suoi finiscano appesi a Piazzale Loreto (Maurizio Crosetti de la Repubblica). Se violentano una donna si augurano che gli stupratori siano italiani (Michele Serra), giammai migranti.

Il Trombone ama i migranti e detesta i residenti, idealizza l’umanità e schifa il popolo, simpatizza coi remoti e non sopporta il prossimo in odore di prossimità, cioè i vicini. Tollera le religioni e le tradizioni altrui, schifa le proprie. Detesta il presepe se non allude a un centro d’accoglienza. Insorge se una carota è geneticamente modificata ma inveisce se qualcuno nutre le stesse riserve per l’umanità geneticamente modificata (i transgender). Ama i carciofi a chilometro zero, detesta i paesani a chilometro zero. Ha fastidio per la famiglia, per le campagne in favore della fertilità, se non da uteri in affitto per coppie omosex.

Di tutta l’erba del passato e dei classici fa un fascio, riconduce tutto al presente e giudica ogni epoca, ogni civiltà col suo metro piccino. Chiede di cancellare scienziati, artisti e geni del passato se hanno detto o fatto una cosa “razzista”; esige una memoria depurata, una toponomastica etica, riservata alle vittime del Male o agli apostoli del Bene.

Come si diventa Tromboni? Quando il mondo non corrisponde alla fessura ideologica del tuo cervello pensi di essere un’Anima Bella caduta in un inferno, ti convinci che il mondo è sbagliato e vuoi convincere gli altri di mobilitarsi contro il diavolo in azione. Stavolta il Male non si insinua dietro gli angoli, non minaccia da lontano: è al potere, è a larga maggioranza, è pop, coincide con la realtà. Per combattere il trombonismo non serve un’ideologia di segno opposto. Serve aprire le finestre, scoprire la realtà con le sue imperfezioni, varietà e dissonanze. Tornare sulla terra.

MV, Panorama n. 52 2018
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Vecchio 18-12-2018, 17.41.37   #2055
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https://www.ilmessaggero.it/politica...o-4180841.html
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La cosa più "inquietante" ( per quanto possa esserlo una notiziola simile ) è che l' insegnante invece di scrivere foto del Ministro dell' Interno Matteo Salvini ( in questo caso il ragazzo cosa avrebbe fatto di così scabroso? ) ha scritto Matteo Salvini come se fosse la foto di una persona qualunque.
Pregiudizio politico o vige un regolamento interno dell' Istituto nel quale si vieta qualsiasi immagine salvaschermo?
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Vecchio 18-12-2018, 18.27.17   #2056
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Notizia curiosa.
La cosa più "inquietante" ( per quanto possa esserlo una notiziola simile ) è che l' insegnante invece di scrivere foto del Ministro dell' Interno Matteo Salvini ( in questo caso il ragazzo cosa avrebbe fatto di così scabroso? ) ha scritto Matteo Salvini come se fosse la foto di una persona qualunque.
Pregiudizio politico o vige un regolamento interno dell' Istituto nel quale si vieta qualsiasi immagine salvaschermo?
È chiaro come la stragrande maggioranza degli insegnanti abbia una palese orientazione politica.
E perlomeno nella mia esperienza da studente, sia alle superiori che all'università, nessun professore ha mai fatto grossi sforzi per nasconderlo, anzi... direi che in una fase di età delicata come l'adolescenza questo sia molto grave...
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Vecchio 11-01-2019, 08.59.35   #2057
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Il muro dell’idiozia


La parola d’ordine del*Cretino Planetario*per farsi riconoscere e ammirare è: vogliamo ponti, non muri. Appena pronuncia la frase, il Cretino Planetario s’illumina d’incenso, crede di aver detto la Verità Suprema dell’Umanità, e un sorriso da ebete trionfale si affaccia sul suo volto. Non c’è predica, non c’è discorso istituzionale, non c’è articolo, pistolotto o messaggio pubblico, non c’è concerto musicale, film o spettacolo teatrale che non sia preceduto, seguito o farcito da questa frase obbligata. L’imbecille globale si sente con la coscienza a posto, e con un senso di superiorità morale solo pronunciando quella frase. Il cretino planetario diverge solo nella pronuncia, a seconda se è un fesso napoletano, un bobo sudamericano o un lumpa siculo. In Lombardia c’è un’espressione precisa per indicare chi si disponeva ai confini per mettersi al servizio dei nuovi arrivati, dietro ricompensa: bauscia.

Il cretino planetario ripete sempre la stessa frase, sia che parli di migranti che di ogni altra categoria protetta. Lui è accogliente, come gli prescrivono ogni giorno i testimonial del No-Muro, il Papa, Mattarella e Fico che ogni giorno guadagna posizioni nel Minchiometro nazionale, l’hit parete dedicata a chi sbatte la testa contro il muro.

Il pappagallo globale marcia contro i muri, più spesso ci marcia, ma la parola chiave serve per murare il Nemico, per separare dall’umanità evoluta ed accogliente i movimenti e le persone che s’ispirano all’amor patrio, alla sovranità nazionale, alla civiltà, alla tradizione. L’appello ad abbattere i muri e a stendere ponti è ormai ossessivo e riguarda non solo i popoli e i confini territoriali ma anche i sessi e i confini naturali, le culture e i comportamenti, le religioni e le appartenenze, e perfino il regno umano dal regno animale. Dall’Onu al golden globe, dalla predica al talk show e alla canzone, l’onda dell’idiozia abbatte il Muro del suono e del buon senso.

Ora, io vorrei prima di tutto osservare che*i muri più infami che la storia dell’umanità*conosca, non sono i muri che impediscono di entrare ma i muri che impediscono di uscire. Come sono, necessariamente, i muri delle carceri e come fu, l’ultimo grande, infame Muro che la storia conobbe, a Berlino. E che non edificò nessun regime nazionalista o sovranista, nessun dittatore e nessun Trump ma il comunismo. Chi tentava di superare quel muro e quel filo spinato per scappare dalla sua terra, era abbattuto dai vopos. Nessun regime autoritario o nazionalista ha mai avuto la necessità di innalzare un muro per impedire che la popolazione scappasse. Né si conoscono esodi di popolo paragonabili a quelli dove ha dominato il comunismo.

Se vogliamo restare in Italia, e a Roma in particolare, c’è solo unmuro nel cuore della Capitale*che non si può varcare, e sono proprio le Mura Vaticane dove il Regnante predica al mondo ma non a casa sua di abbattere i muri e accogliere tutti. E comunque i muri più famosi, i muri del pianto e della vergogna, non appartengono alla cristianità. Detto questo, a coloro che amano la civiltà e la tradizione, l’amor patrio e la sovranità nazionale, si addice piuttosto*il senso del confine. Perché confine significa senso del limite, senso della misura, soglia necessaria per rispettare le differenze, i ruoli, le identità e le comunità. Tutti i confini sono soglie, sono porte, che si possono aprire e chiudere, che servono per confrontarsi sia nel colloquio che nel conflitto, comunque per delimitare o arginare quando è necessario. La società sradicata del nostro tempo ha perso il senso del confine, e infatti sconfinano i popoli, i sessi, le persone, si è perso il confine tra il lecito e l’illecito. Sconfinare è sinonimo di trasgredire, delirare, sfondare. La peggiore maledizione per i greci era l’hybris, lo sconfinamento, la smisuratezza, il perdersi nell’infinito. Il confine è protezione, sicurezza, è umiltà, è tutela dei più deboli, non è ostilità o razzismo. Vi consiglio di leggere L’elogio delle frontiere di Régis Debray. Ai più modesti, consiglio l’elogio dei muri di Alberto Angela che non mi risulta un ufficiale delle SS.

Senza muri non c’è casa, non c’è tempio, non c’è sicurezza. Senza muri non c’è pudore, intimità, protezione dal freddo, dal buio e dall’incognito. Senza muri non c’è senso della misura, riconoscimento del limite e dei propri limiti. Senza muri non c’è bellezza, non c’è fortezza, non c’è fondazione delle città, non c’è erezione di civiltà. Non a caso le città eterne nascono da Romolo che tracciò i confini, non da Remo che li violò. I muri sono i bastioni della civiltà, gli ospedali della carità, le biblioteche della cultura, le pareti dell’arte, il raccoglimento della preghiera.

Se il cretino planetario non lo capisce, in compenso lo capiscono bene gli anarchici di Tarnac che colsero nel muro abbattuto la vittoria del caos e dell’anarchia: “La distruzione delle capacità di autonomia dei dominati passa per l’abolizione delle frontiere del loro essere: individuale e collettivo. Finché esistono frontiere, è possibile opporre un sistema di valori a un altro, un tipo di diritto all’altro, distinguere uomo da donna, madre da padre, cittadino da straniero, insomma vero da falso, giusto dall’ingiusto, normale da anormale” (Gouverner par le Chaos – Ingénierie Sociale et Mondialisation, 2008).

Le città senza confini perdono la loro identità, come le persone che perdono i loro lineamenti. Non capovolgete l’amore per la famiglia in omofobia, l’amore per la propria patria in xenofobia, l’amore per la propria civiltà in razzismo, l’amore per la propria tradizione in islamofobia. E l’amore per i confini in muri dell’odio. Ma tutto questo il Cretino Planetario non lo sa.

MV, La Verità 9 gennaio 2019
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Vecchio 13-01-2019, 09.47.36   #2058
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"Buche a Roma, record di risarcimenti, allarme dei revisori dei conti" e il comune risponde: «la presenza sulle strade pubbliche di sconnessioni e altre irregolarità non costituisce un evento straordinario ma rappresenta, al contrario, una comune esperienza»E proprio per questo «deve essere tenuta ben presente dagli utenti della strada, i quali hanno l’obbligo di comportarsi diligentemente per evitare pericoli».

Quanto manca alla fine di questa tortura di mandato?
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"Buche a Roma, record di risarcimenti, allarme dei revisori dei conti" e il comune risponde: «la presenza sulle strade pubbliche di sconnessioni e altre irregolarità non costituisce un evento straordinario ma rappresenta, al contrario, una comune esperienza»E proprio per questo «deve essere tenuta ben presente dagli utenti della strada, i quali hanno l’obbligo di comportarsi diligentemente per evitare pericoli».

Quanto manca alla fine di questa tortura di mandato?
Fa schifo....
Una vergogna!
E non è un problema di partito... ma di una totale incompetenza e inadeguatezza personale.
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Vecchio 24-01-2019, 12.10.24   #2060
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Vogliamo parlare del limite a 30 km orari messo sulla Cristoforo Colombo (ma anche in altre strade) in un tratto in discesa in cui non è umanamente possibile andare così piano, invece di risolvere il problema delle radici dei pini che distruggono il manto stradale?

Le scale mobili della linea A ormai sono quasi tutte rotte.

Vergogna allo stato puro.
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Elezioni regionali in Abruzzo, confronto risultati dei singoli partiti 4 marzo 2018 (prendendo solo i dati dell'Abruzzo) e 10 febbraio 2019:

Lega dal 14,8% al 27,7%
Forza Italia dal 14,4% al 9,2%
Fratelli d'Italia dal 5% al 6,6%

PD dal 13,8% all'11,3%

M5S dal 39,8% al 19,4%
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Elezioni regionali in Abruzzo, confronto risultati dei singoli partiti 4 marzo 2018 (prendendo solo i dati dell'Abruzzo) e 10 febbraio 2019:

Lega dal 14,8% al 27,7%
Forza Italia dal 14,4% al 9,2%
Fratelli d'Italia dal 5% al 6,6%

PD dal 13,8% all'11,3%

M5S dal 39,8% al 19,4%
Tutto chiaro.
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“Le previsioni si chiamano così perché esprimono una probabilità che si verifichi un evento, altrimenti le chiameremmo certezze“
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Vecchio 11-02-2019, 12.02.46   #2063
Paolo86
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Quando questo governo fallirà miseramente le percentuali cambieranno nuovamente, questa è l’Italia. Il paese in cui il giorno prima erano tutti fascisti e il giorno dopo antifascisti.
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Vecchio 11-02-2019, 13.42.47   #2064
Andrea1988
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Quando questo governo fallirà miseramente le percentuali cambieranno nuovamente, questa è l’Italia. Il paese in cui il giorno prima erano tutti fascisti e il giorno dopo antifascisti.
Sicuro.
Il problema è che in questo paese non esiste più la sinistra. Sono spariti, escludendo alcune realtà locali.
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Vecchio 14-02-2019, 08.20.31   #2065
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Fatta questa premessa capite che – qui parlo a titolo personale – subisco l’alleanza dei 5stelle con la Lega come una necessità numerica ma anche come un oltraggio quotidiano alla realtà e alle necessità del nostro paese. Però devo pure onestamente aggiungere che l’idea di far saltare il governo non mi alletta affatto. Se Salvini, come istigano Berlusconi e la Meloni, fa saltare il banco che succede? E’ molto improbabile che Mattarella proclami subito nuove elezioni ed è altrettanto improbabile che affidi l’incarico a Salvini per un governo di centro-destra. E andare poi al voto come colui che ha fatto saltare il banco, non porta bene. Di conseguenza, l’ipotesi più probabile è che Mattarella nomini un governo provvisorio, tecnico o istituzionale, magari appoggiato da Pd e Forza Italia, che serva a far sbollire i consensi, a sgonfiare il fenomeno Salvini e solo dopo andare alle urne.

Per quanto riguarda la riproposizione del centro-destra la presenza di Berlusconi seppure da socio di minoranza è per Salvini più ingombrante del menàge col guaglione Di Maio. Un Berlusconi per giunta merkeliano, euro-popolare, già dialogante con Renzi e paraggi, pronto a bruschi cambi di rotta, come ne abbiamo visti tanti in questi ultimi anni. Ritenendo del resto improbabile che Salvini possa avere i numeri per vincere da solo le elezioni, l’unica strada è quella di tenersi pronti. Quando arriverà il momento della frattura tra i due partner di governo, o quando sarà comunque il momento di votare, Salvini dovrà avere alleati che accettino l’orizzonte sovranista, e dunque oltre la Meloni e i volenterosi esuli da Forza Italia, l’unica via è che Berlusconi si ritiri e vi sia un cambio ai vertici di Forza Italia: via chi si è posto contro i sovranisti, pro-migranti o al servizio dei potentati europei, e avanti una leadership più aperta all’alleanza con la Lega. A voler quadrare il cerchio, la tempesta perfetta dovrebbe produrre due ingredienti: una costola di 5stelle che si stacca dal movimento e resta alleata a Salvini e un cambio al vertice di Forza Italia, se non la fondazione al suo posto di un nuovo polo per cattolici popolari, nazionali e moderati come alleati di Salvini e Meloni.

In quel contesto, e solo in quel contesto, sarà possibile avere un’alternativa all’alleanza coi grillini. Ma al momento, non si vede. Da qui la nostra trattenuta disperazione, e la nostra preghiera che il governo per ora non cada ma nel frattempo che i grillini facciano meno danni possibile.

MV, La Verità 13 febbraio 2019
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Vecchio 14-02-2019, 08.58.27   #2066
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Questo governo è un disastro. Per non parlare delle prese in giro che iniziano a venire a galla.

Per avere il reddito di cittadinanza non devi vivere con i genitori. Però non devi avere un lavoro e non puoi avere soldi in banca.

Mi pare chiaro che la misura, così concepita, è solo un grande incentivo al lavoro nero.
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Vecchio 14-02-2019, 09.23.28   #2067
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Questo governo è un disastro. Per non parlare delle prese in giro che iniziano a venire a galla.

Per avere il reddito di cittadinanza non devi vivere con i genitori. Però non devi avere un lavoro e non puoi avere soldi in banca.

Mi pare chiaro che la misura, così concepita, è solo un grande incentivo al lavoro nero.
Ma certo. E' talmente restrittivo che non lo percepirà quasi nessuno oltre ad essere deleterio. Tutti i voti che aveva preso al centro-sud, dai sondaggi e dal voto in Abruzzo, si sono dimezzati.
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Vecchio 14-02-2019, 10.08.50   #2068
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Parliamo un pò di autonomie e quello che verrà tolto a Roma.....come al solito. Nessuno ne parla, ho visto solo domenica il Messaggero in prima pagina un articolo proprio di questo.
Cosa ne pensate?
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Vecchio 03-03-2019, 19.20.43   #2069
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Primarie Pd: quattro scarti in padella

Quattro scarti in padella. Tre candidati e una mina vagante vivranno domani un giorno di passione per le fatidiche primarie del Perdente Democratico. Ammiro e compatisco l’abnegazione dell’annunciato milione di elettori piddini, inclusi i buontemponi che si infileranno nella loro partita: ne conosco uno, eterno goliarda e imbucato che va sempre a votare alle primarie del Pd per puro cazzeggio, col sottinteso auspicio che vinca il peggiore, ma la scelta è difficile.

Zingaretti, Martina e Giachetti sono divisi da tutto e da nulla: parlano continuamente di idee e di confronto sulle idee senza averne o mostrarne alcuna. Ripetono un rosario di unità e di pregiudizi, di apertura al mondo del lavoro, stare di più tra la gente e sul territorio, più la preghiera alla Madonna Europa e ai suoi santi protettori. In realtà la linea di confine tra le loro candidature non è delineata dai contenuti ma è segnata dal loro rapporto con Renzi da una parte e coi grillini dall’altra, se aprire la porta, chiudere o socchiudere. Mutano le gradazioni e le distanze, non i contenuti, non le visioni, tantomeno le strategie. Parole grosse in un’epoca emozionale, superficiale e psicolabile.

L’unico effetto combinato disposto che riescono a produrre le loro apparizioni è far giganteggiare Quelli di una Volta, e far apparire al loro confronto i Veltroni, i D’Alema e i Bersani come tre Bismarck inarrivabili. I tre sfidanti ripetono un blabla ormai logoro, una cantilena tardodemocratica, un mantra paleo-progressista che trova qualche impeto solo nel rancore antigovernativo. S’illuminano di Tav, si eccitano a ogni giudizio negativo sull’Italia espresso dall’Europa, dalle agenzie di rating, da ogni passante, migrante o cantante che spari i suoi improperi sul duo Salvini-Di Maio.

Zingaretti recita il ruolo di segretario in pectore, ecumenico e paragrillino, aiutato dall’evocazione fraterna del commissario Montalbano e penalizzato da una zeta che sgomma e sbanda a ogni curva del discorso. Martina col suo tono insopportabile di Ammonitore Saccente e di Censore Democratico, a vederlo sembra una comparsa dei film sulla Guerra di ***** (Tersite?). E Giachetti, col suo svagato tono romanesco di chi sembra suggerire “a me m’ha rovinato la guera”, che nel suo caso è a’ Raggi, contro cui disastrosamente si candidò, minaccia: “sennò me ne vado” e il terrore per il suo abbandono si legge negli occhi della gente.

Alle loro spalle c’è il più grande agitatore di non-idee degli ultimi anni: Matteo Renzi, istrione isterico, guitto risentito, che per giustificare la sua assenza verrà idealmente accompagnato dai genitori. Intanto si scalda ai bordi del campo la riserva della repubblica piddina: Carlo Calenda che li aspetta al largo e a cena.

Non c’è sostanziale differenza tra di loro, dicono i giornali, quasi a suggerire che nel Pd dietro le divisioni c’è una sostanziale unità di intenti e concordia di prospettive. In realtà la tragedia è proprio quella, non dicono niente di nuovo, di diverso, salvo criticare tutti e tre la cosa che continuano a fare tutti e tre: la lontananza dalla gente, l’incapacità di mettersi in sintonia coi ceti popolari, con la realtà, con la vita quotidiana. Sono tutti e tre prigionieri, magari in gradi diversi, del politicamente corretto, ostaggio della retorica pro-minoranze e della demagogia pro-migranti. Fanno persino rimpiangere il primo Renzi che almeno tentò di discostarsi da quel catechismo, salvo poi vendersi l’abecedario – come Pinocchio- pur di entrare nel teatro dei burattini e comandare nel paese dei balocchi.

Gli ultimi test elettorali, benché fossero amministrativi, cioè tradizionalmente favorevoli alla sinistra, sono stati una fila ininterrotta di sconfitte. In cui hanno trascinato anche quei mentecatti degli exit poll che vaticinavano per la Sardegna un testa a testa, spiegando che la forbice da cui potevano discostarsi era solo di due punti (e invece c’era un abisso di 15 punti tra i candidati del centro-destra e del centro-sinistra). Ma ai media piaceva immaginare, ancora una volta a dispetto della realtà, questa fantastica rimonta dei loro beniamini.

Il crollo del Movimento 5stelle, unito a una candidatura giovane e radicale, come quella di Zedda in Sardegna, può ridare un po’ d’ossigeno al Pd. Ogni spostamento più a sinistra lo caratterizza e riesce a pescare più voti nell’elettorato grillino, ma destina il Pd al ruolo di minoranza. Perché l’Italia non sarà di destra, ma certo prevale l’asinistra, il rifiuto della sinistra. Una nausea che a quanto pare assume valenza planetaria, a giudicare dagli esiti elettorali in tutto il mondo. In questo mondo che cambia, c’è ancora chi presenta le primarie del Pd come una specie di Ora Suprema, di momento della Verità democratica, di Ordalia e Giudizio di Dio. Ma no, dai, sono solo quattro scarti in padella.

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Vecchio 13-03-2019, 08.36.32   #2070
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Arrestatelo, elogia la famiglia


Più che il congresso mondiale della famiglia, in programma a Verona a fine mese, colpisce la mobilitazione isterica, ideologica e intollerante della sinistra italiana, delle sue portaerei a mezzo stampa, contro la famiglia e il suo contesto. Si può dissentire sul ruolo della famiglia, e ancor più sulle manifestazioni in suo favore; ma non si può definire eversiva la difesa della famiglia, evocare fanatismi, estremismi e totalitarismi per squalificare chi la promuove, e poi ridurre a “merd*” principi e pratiche di vita, di fede e di cultura come Dio, patria e famiglia che denotano la storia dell’umanità e di ogni civiltà. Si avverte qualcosa di barbarico e di bestiale, un nichilismo volgare da osteria, un progressismo eruttante e ottuso nelle posizioni assunte contro la famiglia, contro l’amor patrio e contro la fede in Dio. Nessuno pretende che venga sancito anche in questi casi il reato d’opinione per chi oltraggia e vilipende questi principi e queste esperienze storiche, come oggi accade nel nome del razzismo, della xenofobia, del sessismo e dell’omofobia. Oggi si può bestemmiare Dio e la Madonna, la Patria e la Famiglia, insultare il Padre e la Madre che fa figli, ma è reato offendere religioni e patrie altrui, gay e lesbiche, neri, rom e migranti, e alcune pagine di storie sono sotto tutela penale (mentre altri orrori no). Nessuno chiede che venga reintrodotto il reato di blasfemia, o venga punita a norma di legge la bestemmia o l’insulto all’amor patrio e all’amor famigliare.

Ma non sottovalutiamo e non dimentichiamo in fretta la portata di queste manifestazioni e di questi messaggi, ad opera non di isolati e squilibrati, ma di cortei, con cartelli, slogan e striscioni, e di rappresentanti parlamentari che hanno avuto responsabilità legislative in partiti di governo, col solidale e complice silenzio-assenso di leader, partiti, stampa e propaganda. Tanto più che il fuoco di sbarramento e la richiesta di negare quel patrocinio al congresso mondiale delle famiglie, che viene normalmente dato dalle istituzioni alle più variopinte manifestazioni lgbt, gay-pride, lesbiche e personale in transito, rischiano di crescere a ridosso o durante la manifestazione di Verona. Se la famiglia viene difesa anche da piccoli gruppi radicali di destra, la demonizzazione scatta automatica e per la proprietà transitiva investe chiunque difenda la famiglia; ma se è per questo, le manifestazioni femministe e antifamiglia sono condivise da gruppi eversivi antagonistici, anarco-insurrezionalisti, centri sociali, autonomi e occupanti abusivi di spazi pubblici, manifestanti con volto coperto e oggetti contundenti… Ma nessuno si sognerebbe di vietare o comunque di impedire cortei e manifestazioni femministe e antifamiglia solo perché condivise da quei gruppi. La disparità di reazioni, di libertà e di compostezza ci pare evidente. E poi accusano i populisti e i sovranisti di fomentare l’odio e la malversazione.

Miserabile e ossessiva è la reductio ad ducem di chi difende la famiglia, Dio e la patria; fondamenti di civiltà come quelli non possono ridursi al fascismo. Il tratto comune che unisce i promotori delle giornate sulla famiglia è semmai l’ispirazione cattolica. In realtà con la scusa del fascismo o di Salvini criminalizzano anche i conservatori, i fautori della tradizione e i cattolici non bergogliani. E criminalizzano il mondo dei nostri padri e delle nostre madri, da cui proveniamo.

Ma lasciando il folclore, la grezza polemica e l’intimidazione pubblica verso chi semplicemente manifesta a favore della famiglia naturale, della nascita, della tradizione, resta in piedi un grande, enorme quesito: ma si può bandire la famiglia, la nascita e la procreazione secondo natura dagli orizzonti di una società civile, libera e proiettata nel futuro? Si può ritenere la famiglia un focolaio preistorico di eversione, dispotismo e regressione? È possibile che la realtà, la natura, l’esperienza della storia, prima ancora che il pensiero, il sentimento, la fede, possano essere cancellate, rimosse, irrise e calpestate in questo modo così plateale e rozzo? Si può ritenere che l’umanità abbia finora vissuto nella “*****”, nel male e nell’ignoranza e solo ora, grazie a quattro gatti e quattro leggi, si sia finalmente redenta, liberata e incivilita? Si può avere cioè uno sguardo così torvo, presuntuoso e piccino che non sa giudicare oltre il metro del presente, condannando tutto quel che è stato vita e cultura, natura e tradizione, fede e pratica per millenni? Nessun uomo di senno immagina o auspica che la famiglia resti immutata e imbalsamata nei secoli, è evidente che si modifica; come sono altrettanto lampanti i mille guai che la attanagliano.

Ma qualcuno può seriamente pensare che si possa fare a meno o si possa mortificare quel luogo primario in cui nasce, cresce, si forma, e muore ogni persona; quel luogo che nonostante le fratture e le solitudini presenti resta il principale rimedio alla solitudine, alla vecchiaia, all’infermità, in cui si gioisce per la nascita e si patisce per la morte, in cui si vive (e magari si litiga, pure) tra le persone a cui più teniamo? Possiamo ritenere intercambiabili con qualunque estraneo ed equivalenti sul piano affettivo e reale un figlio, una madre, un fratello? Si può ritenere un residuo animalesco la procreazione secondo natura e la gravidanza?

La famiglia resta anche in una società sfasciata e sfilacciata il luogo insostituibile della cura e della premura. Tutto questo, ripeto, può anche essere criticato e ripensato; però una cosa è dissentire, un’altra è bollare la famiglia, questa struttura reale e naturale, oltre che storica, sociale e culturale, come un mostro da abortire.

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Vecchio 13-03-2019, 10.25.06   #2071
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Maurì...se copi e incolli sermoni così lunghi ci vuole una giornata per leggerli. Magari esprimi il tuo pensiero personale e alla fine metti il link dell’articolo
Un articolo di giornale è un sermone? Non leggete mai allora. Se interessa l'argomento lo si legge altrimenti passate avanti. Un argomento che merita riflessione e analisi già in quell'articolo è estremamente sintetizzato e lo avallo completamente.
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Vecchio 14-03-2019, 18.30.36   #2073
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Un articolo di giornale è un sermone? Non leggete mai allora. Se interessa l'argomento lo si legge altrimenti passate avanti. Un argomento che merita riflessione e analisi già in quell'articolo è estremamente sintetizzato e lo avallo completamente.
Non te la prendere, non ti stavo criticando per quello che scrivi. Dicevo solo che spesso questo thread sembra più una raccolta di articoli di giornale che un luogo dove scambiare attivamente opinioni. Tutto qui.
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L' Italia è un paese in cui la vita delle persone, ed in questo caso addirittura di bambini, viene messa ancora in mano a disgraziati con precedenti penali.
Buttare le chiavi, certezza della pena!
Assurdo che un farabutto possa godere della patente D... ( le cui responsabilità sono molteplici.. )
https://www.ilmessaggero.it/italia/a...s-4374192.html
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