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Vecchio 25-11-2018, 13.43.09   #2051
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Vecchio 25-11-2018, 14.23.47   #2052
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Vecchio 26-11-2018, 13.53.50   #2053
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È sempre colpa del nazionalismo

Ma davvero volete farci credere che il guaio principale del nostro tempo, in Italia, in Europa e nel mondo, sia il nazionalismo? Dalla Merkel a Macron, da Soros a Mattarella, dal Collettivo Media e Intellettuali Uniformati fino ai cantanti e perfino gli astrofisici, tutti additano il nazionalismo come il male principale da debellare, anzi la causa di tutti i mali presenti. L’astrofisico Rovelli ha scoperto nel nazionalismo un buco nero senza eguali nell’universo…

Prima ancora d’interrogarci sul nazionalismo, la sua esistenza e la sua consistenza, passiamo in breve rassegna le piaghe principali del momento e chiediamoci se hanno qualche relazione col nazionalismo.

Per cominciare, credete che la crisi economica mondiale e nazionale che viviamo da anni, l’espansione del debito, il buco nero della finanza, la disoccupazione e le nuove povertà, abbiano qualche rapporto col nazionalismo o non siano piuttosto il frutto di governi, politiche, scelte economiche di segno opposto? Pensate che la corruzione delle classi dirigenti, la loro diffusa inadeguatezza, cecità e incapacità di guidare e rappresentare gli interessi reali dei popoli, l’abisso tra governati e governanti, tra le istituzioni e i cittadini, siano figli del nazionalismo o piuttosto dei partiti, regimi, modelli politici opposti che hanno finora dominato l’Italia, l’Europa e la globalizzazione? Credete che il degrado della vita pubblica, dei nostri centri storici, della cultura e dell’educazione dei popoli, le emergenze ambientali, strutturali, la crisi delle famiglie, del lavoro e del sud, le violenze sessuali, le ingiustizie sociali siano scaturiti dai nazionalismi o piuttosto sono il frutto di processi, mentalità, governi, ideologie, modelli permissivi che nulla hanno a che vedere col nazionalismo? Pensate che il declino di paesi come l’Italia, dove i morti superano i nati, i vecchi superano i giovani, siano un prodotto del nazionalismo o piuttosto di una complessa involuzione delle nostre società in cui tutto c’era meno che il nazionalismo? Egoismo, dittatura del presente, rifiuto del sacrificio e di ogni proiezione nel futuro, senso di decadenza, orizzonte globale di consumi… O all’opposto, la bomba demografica nel sud del mondo, gli effetti collaterali della globalizzazione a ogni livello, pensate che abbiano qualche nesso col nazionalismo? E i disagi, le insicurezze, il caos scaturiti dai flussi incontrollati di immigrati clandestini, sono stati provocati o favoriti dal nazionalismo o il contrario, semmai il nazionalismo è invocato – a torto o ragione, ognuno poi dirà la sua – come rimedio per arginare, controllare, respingere tali flussi?

Il malessere delle nostre società e dei nostri tempi non ha alcuna relazione col nazionalismo. E nemmeno con la religione, additata come causa complementare di tutti i guai. Via, non prendiamoci in giro. Se l’Europa di settant’anni fa, come voi dite, voltò le spalle al nazionalismo vuol dire che il nostro presente non è figlio del nazionalismo.

Chiediamoci piuttosto se quel che sta delineandosi in tutto il mondo sotto le ali del populismo, del leaderismo e del sovranismo si possa definire davvero nazionalismo, salvo poi espandere la memoria del nazionalismo fino a farla confluire con esiti grotteschi nel nazismo e nel razzismo. I nazionalismi in realtà appartengono a epoche che non sono più la nostra, hanno avuto una ragion d’essere in un tempo e in una situazione ancora denotata da nazioni e imperi in via di decomposizione, avevano come antagoniste le nazioni rivali, non certo il sistema globale, vagheggiavano primati oggi improponibili.

I nazionalismi nascevano sull’orlo di guerre annunciate o patite; aderivano a società coese, sulla via della modernizzazione ma ancora fortemente legate alla loro storia; presupponevano società giovani ed espansive, in cui i problemi non erano quelli nostri di società vecchie e sulla difensiva. I nazionalismi avevano alle spalle fior di culture interventiste, i populismi d’oggi sorgono invece sul collasso delle culture, sulla dissoluzione delle classi.

I nazionalismi sorsero nell’epoca della “nazionalizzazione delle masse” mentre noi viviamo nell’epoca della globalizzazione delle masse ridotte allo stato molecolare, cioè atomi, individui. Il nazionalismo ebbe una sua storia e sue ragioni, ma il nostro è un altro tempo, ha altri problemi e altre prospettive.

Il sovranismo risponde a tre esigenze del nostro tempo: ritrova la centralità dei popoli rispetto alle oligarchie dominanti, come democrazia comanda; ripropone la decisione sovrana, il primato della politica, rispetto alla finanza e alla tecnica, all’impotenza e all’inconcludenza degli apparati rispetto ai processi in corso. Protegge le identità, i confini, le economie e le culture locali, dall’assedio dei potentati sovranazionali dall’alto, dalle concorrenze mondiali dai fianchi e dei flussi migratori dal basso. È uno scenario diverso rispetto all’epoca dei nazionalismi. Ora si può pure ritenere che il sovranismo coi suoi tratti populisti, sia una risposta sbagliata o inadeguata che semplifica troppo e non è in grado di risolvere i problemi o se ne risolve alcuni ne genera altri. Ma non si può ricacciarlo nel passato, imparentarlo ai vecchi spettri del novecento (salvo uno, il più grande, il comunismo che è sparito come se fosse mai esistito) e poi concludere che il male di oggi sia il nazionalismo, compiendo un’opera gigantesca di distorsione e distrazione.

Altro che fake news, siamo al falso globale. Infine, un’osservazione: perché sovranismo o amor patrio devono tradursi per forza in nazionalismo, xenofobia e razzismo; e invece nessuno traduce la globalizzazione in comunismo o all’opposto in sfruttamento capitalista? Perché dobbiamo giudicare il primo fenomeno attraverso le sue degenerazioni e il secondo invece resta immacolato da ogni applicazione storica e da ogni contaminazione fattuale e ideologica? Domina l’impostura manichea e il Racconto Ufficiale appare scritto da malpensanti in malafede.

MV Panorama, 27 novembre 2018
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Vecchio 17-12-2018, 17.21.45   #2054
Maurizio - Capannelle
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Fenomenologia del Trombone

A due passi dall’Italia e dal mondo sorge Trombon Valley, cittadella mediatica abitata da intellettuali e assediata da fantasmi plebei. La Valle dei Tromboni è a un tiro di schioppo dalla città dove abita la gente comune ma dista anni luce dalla realtà di ogni giorno. Nella Valle dei Tromboni si denuncia ogni giorno un Paese, un Mondo, abitato da razzisti, guidato da fascisti, percorso da mandrie armate di xenofobi, omofobi, sessisti, nazisti. Nella Valle dei Tromboni suona di continuo il campanello rosso dell’allarme. Se i sovranisti reggono sulla paura, i Maestri Tromboni campano sul Terrore.

L’anno che ci sta lasciando è stato l’anno del Trombone: questa speciale etnia ha imperversato su tutte le ruote, tv, giornali, radio, libri, cinema e teatro, facendo capolino nella musica, nel calcio, scuola e università. Ne è nata un’ideologia, il trombonismo, che è una visione del mondo o meglio del condominio applicata al mondo. Chi è il Trombone? Un nemico del presente che teme il futuro e si aggrappa al passato attaccando il trapassato.

Uno scrittore che con sprezzo razzista si definisce “geneticamente antifascista”, il tromboniano puro Maurizio Maggiani, espone su la Repubblica la sua Metafisica del Male: “Esco di casa e sento, sottile e ottuso e persistente, il sordo ronzio di un rumore di fondo di infelicità, quest’epoca si è ingravidata di fascismo…” Ho citato la frase più lieve di questa “psicologia di massa del fascismo” fondata sul “suppurare di infelicità” ovunque. Mamma mia, che schifo, è tremendo, non so dove abiti Maggiani, presumo nella stessa località in cui vivono gli altri, a Trombon Valley, a due passi dal mondo reale ma senza mai vederlo davvero. Dostoevskiano il nesso tra infelicità e fascismo, ovunque appaia l’infelicità là sorge un fascista. Leopardi è avvisato.

Visibilmente atterrito, Sandro Veronesi ha riassunto dalla Gruber il grido di dolore di Trombon Valley: si comincia con gli slogan razzisti, poi seguono gli atti, le squadracce, i decreti del ministro dell’interno, poi la caccia ai neri e ai migranti, si perseguitano i sinti (forse si riferiva alle case abbattute dei Casamonica), poi sarà la volta dei paralitici… Un horror fantascientifico, ma ambientato dove? Negli studi di Trombon Valley, naturalmente.

Nanni Moretti ha trovato il precedente a questo incubo vivente, è il Cile di Pinochet a cui ha dedicato un film di mostruosa attualità. Così cominciò la dittatura, avverte, proprio come sta succedendo ora da noi. Così cominciò è l’incipit di rito quando si vuole stabilire un parallelo con Hitler, con Mussolini, con ogni dittatura, purché nera. Così cominciò prima delle leggi razziali, nota Camilleri, al quale il consenso a Salvini gli ricorda quello a Mussolini. Il popolo infame riacquista virtù quando muta in audience e segue il commissario Montalbano. Perfino Rigoletto di Verdi portato in scena da Daniele Abbado, è stato ambientato ai tempi della Repubblica di Salò e allude all’oggi. Se si porta in scena Enea o Ulisse il tema è i migranti; e così Sofocle, Dante o Shakespeare. Tutto viene ridotto all’oggi, al femminismo, l’omofobia, il razzismo. Vi risparmio le trombonate di Fabio Fazio, i sermoni ispirati di Roberto Saviano, i misuratori di demenza di Michela Murgia, il grido d’angoscia di Paolo Giordano per la diffusione dei calendari del duce (la scemitudine dei numeri primi) e tanti libri, film, autori premiati perché avevano nella trama una trombonata nelle varianti previste. Per non dire dei classici del trombonismo, da Furio Colombo a Oliviero Toscani, da Gad Lerner a Ezio Mauro, de Monticelli e Di Cesare, per non dire dei tromboni istituzionali, tra presidenti in carica o appena scaricati… Gustavo Zagrebelski ha patito e fieramente denunciato nell’arco di dieci anni ben tre dittature parafasciste, quella di Berlusconi, poi di Renzi, ora di Salvini. I tromboni augurano la morte di un bambino sui barconi pur di inguaiare Salvini (Edoardo Albinati) o auspicano che lui e i suoi finiscano appesi a Piazzale Loreto (Maurizio Crosetti de la Repubblica). Se violentano una donna si augurano che gli stupratori siano italiani (Michele Serra), giammai migranti.

Il Trombone ama i migranti e detesta i residenti, idealizza l’umanità e schifa il popolo, simpatizza coi remoti e non sopporta il prossimo in odore di prossimità, cioè i vicini. Tollera le religioni e le tradizioni altrui, schifa le proprie. Detesta il presepe se non allude a un centro d’accoglienza. Insorge se una carota è geneticamente modificata ma inveisce se qualcuno nutre le stesse riserve per l’umanità geneticamente modificata (i transgender). Ama i carciofi a chilometro zero, detesta i paesani a chilometro zero. Ha fastidio per la famiglia, per le campagne in favore della fertilità, se non da uteri in affitto per coppie omosex.

Di tutta l’erba del passato e dei classici fa un fascio, riconduce tutto al presente e giudica ogni epoca, ogni civiltà col suo metro piccino. Chiede di cancellare scienziati, artisti e geni del passato se hanno detto o fatto una cosa “razzista”; esige una memoria depurata, una toponomastica etica, riservata alle vittime del Male o agli apostoli del Bene.

Come si diventa Tromboni? Quando il mondo non corrisponde alla fessura ideologica del tuo cervello pensi di essere un’Anima Bella caduta in un inferno, ti convinci che il mondo è sbagliato e vuoi convincere gli altri di mobilitarsi contro il diavolo in azione. Stavolta il Male non si insinua dietro gli angoli, non minaccia da lontano: è al potere, è a larga maggioranza, è pop, coincide con la realtà. Per combattere il trombonismo non serve un’ideologia di segno opposto. Serve aprire le finestre, scoprire la realtà con le sue imperfezioni, varietà e dissonanze. Tornare sulla terra.

MV, Panorama n. 52 2018
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Vecchio 18-12-2018, 18.41.37   #2055
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https://www.ilmessaggero.it/politica...o-4180841.html
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La cosa più "inquietante" ( per quanto possa esserlo una notiziola simile ) è che l' insegnante invece di scrivere foto del Ministro dell' Interno Matteo Salvini ( in questo caso il ragazzo cosa avrebbe fatto di così scabroso? ) ha scritto Matteo Salvini come se fosse la foto di una persona qualunque.
Pregiudizio politico o vige un regolamento interno dell' Istituto nel quale si vieta qualsiasi immagine salvaschermo?
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Ultima modifica di Antonio da Ostia : 18-12-2018 alle ore 18.59.38.
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Vecchio 18-12-2018, 19.27.17   #2056
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Notizia curiosa.
La cosa più "inquietante" ( per quanto possa esserlo una notiziola simile ) è che l' insegnante invece di scrivere foto del Ministro dell' Interno Matteo Salvini ( in questo caso il ragazzo cosa avrebbe fatto di così scabroso? ) ha scritto Matteo Salvini come se fosse la foto di una persona qualunque.
Pregiudizio politico o vige un regolamento interno dell' Istituto nel quale si vieta qualsiasi immagine salvaschermo?
È chiaro come la stragrande maggioranza degli insegnanti abbia una palese orientazione politica.
E perlomeno nella mia esperienza da studente, sia alle superiori che all'università, nessun professore ha mai fatto grossi sforzi per nasconderlo, anzi... direi che in una fase di età delicata come l'adolescenza questo sia molto grave...
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Vecchio 11-01-2019, 09.59.35   #2057
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Il muro dell’idiozia


La parola d’ordine del*Cretino Planetario*per farsi riconoscere e ammirare è: vogliamo ponti, non muri. Appena pronuncia la frase, il Cretino Planetario s’illumina d’incenso, crede di aver detto la Verità Suprema dell’Umanità, e un sorriso da ebete trionfale si affaccia sul suo volto. Non c’è predica, non c’è discorso istituzionale, non c’è articolo, pistolotto o messaggio pubblico, non c’è concerto musicale, film o spettacolo teatrale che non sia preceduto, seguito o farcito da questa frase obbligata. L’imbecille globale si sente con la coscienza a posto, e con un senso di superiorità morale solo pronunciando quella frase. Il cretino planetario diverge solo nella pronuncia, a seconda se è un fesso napoletano, un bobo sudamericano o un lumpa siculo. In Lombardia c’è un’espressione precisa per indicare chi si disponeva ai confini per mettersi al servizio dei nuovi arrivati, dietro ricompensa: bauscia.

Il cretino planetario ripete sempre la stessa frase, sia che parli di migranti che di ogni altra categoria protetta. Lui è accogliente, come gli prescrivono ogni giorno i testimonial del No-Muro, il Papa, Mattarella e Fico che ogni giorno guadagna posizioni nel Minchiometro nazionale, l’hit parete dedicata a chi sbatte la testa contro il muro.

Il pappagallo globale marcia contro i muri, più spesso ci marcia, ma la parola chiave serve per murare il Nemico, per separare dall’umanità evoluta ed accogliente i movimenti e le persone che s’ispirano all’amor patrio, alla sovranità nazionale, alla civiltà, alla tradizione. L’appello ad abbattere i muri e a stendere ponti è ormai ossessivo e riguarda non solo i popoli e i confini territoriali ma anche i sessi e i confini naturali, le culture e i comportamenti, le religioni e le appartenenze, e perfino il regno umano dal regno animale. Dall’Onu al golden globe, dalla predica al talk show e alla canzone, l’onda dell’idiozia abbatte il Muro del suono e del buon senso.

Ora, io vorrei prima di tutto osservare che*i muri più infami che la storia dell’umanità*conosca, non sono i muri che impediscono di entrare ma i muri che impediscono di uscire. Come sono, necessariamente, i muri delle carceri e come fu, l’ultimo grande, infame Muro che la storia conobbe, a Berlino. E che non edificò nessun regime nazionalista o sovranista, nessun dittatore e nessun Trump ma il comunismo. Chi tentava di superare quel muro e quel filo spinato per scappare dalla sua terra, era abbattuto dai vopos. Nessun regime autoritario o nazionalista ha mai avuto la necessità di innalzare un muro per impedire che la popolazione scappasse. Né si conoscono esodi di popolo paragonabili a quelli dove ha dominato il comunismo.

Se vogliamo restare in Italia, e a Roma in particolare, c’è solo unmuro nel cuore della Capitale*che non si può varcare, e sono proprio le Mura Vaticane dove il Regnante predica al mondo ma non a casa sua di abbattere i muri e accogliere tutti. E comunque i muri più famosi, i muri del pianto e della vergogna, non appartengono alla cristianità. Detto questo, a coloro che amano la civiltà e la tradizione, l’amor patrio e la sovranità nazionale, si addice piuttosto*il senso del confine. Perché confine significa senso del limite, senso della misura, soglia necessaria per rispettare le differenze, i ruoli, le identità e le comunità. Tutti i confini sono soglie, sono porte, che si possono aprire e chiudere, che servono per confrontarsi sia nel colloquio che nel conflitto, comunque per delimitare o arginare quando è necessario. La società sradicata del nostro tempo ha perso il senso del confine, e infatti sconfinano i popoli, i sessi, le persone, si è perso il confine tra il lecito e l’illecito. Sconfinare è sinonimo di trasgredire, delirare, sfondare. La peggiore maledizione per i greci era l’hybris, lo sconfinamento, la smisuratezza, il perdersi nell’infinito. Il confine è protezione, sicurezza, è umiltà, è tutela dei più deboli, non è ostilità o razzismo. Vi consiglio di leggere L’elogio delle frontiere di Régis Debray. Ai più modesti, consiglio l’elogio dei muri di Alberto Angela che non mi risulta un ufficiale delle SS.

Senza muri non c’è casa, non c’è tempio, non c’è sicurezza. Senza muri non c’è pudore, intimità, protezione dal freddo, dal buio e dall’incognito. Senza muri non c’è senso della misura, riconoscimento del limite e dei propri limiti. Senza muri non c’è bellezza, non c’è fortezza, non c’è fondazione delle città, non c’è erezione di civiltà. Non a caso le città eterne nascono da Romolo che tracciò i confini, non da Remo che li violò. I muri sono i bastioni della civiltà, gli ospedali della carità, le biblioteche della cultura, le pareti dell’arte, il raccoglimento della preghiera.

Se il cretino planetario non lo capisce, in compenso lo capiscono bene gli anarchici di Tarnac che colsero nel muro abbattuto la vittoria del caos e dell’anarchia: “La distruzione delle capacità di autonomia dei dominati passa per l’abolizione delle frontiere del loro essere: individuale e collettivo. Finché esistono frontiere, è possibile opporre un sistema di valori a un altro, un tipo di diritto all’altro, distinguere uomo da donna, madre da padre, cittadino da straniero, insomma vero da falso, giusto dall’ingiusto, normale da anormale” (Gouverner par le Chaos – Ingénierie Sociale et Mondialisation, 2008).

Le città senza confini perdono la loro identità, come le persone che perdono i loro lineamenti. Non capovolgete l’amore per la famiglia in omofobia, l’amore per la propria patria in xenofobia, l’amore per la propria civiltà in razzismo, l’amore per la propria tradizione in islamofobia. E l’amore per i confini in muri dell’odio. Ma tutto questo il Cretino Planetario non lo sa.

MV, La Verità 9 gennaio 2019
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"Buche a Roma, record di risarcimenti, allarme dei revisori dei conti" e il comune risponde: «la presenza sulle strade pubbliche di sconnessioni e altre irregolarità non costituisce un evento straordinario ma rappresenta, al contrario, una comune esperienza»E proprio per questo «deve essere tenuta ben presente dagli utenti della strada, i quali hanno l’obbligo di comportarsi diligentemente per evitare pericoli».

Quanto manca alla fine di questa tortura di mandato?
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"Buche a Roma, record di risarcimenti, allarme dei revisori dei conti" e il comune risponde: «la presenza sulle strade pubbliche di sconnessioni e altre irregolarità non costituisce un evento straordinario ma rappresenta, al contrario, una comune esperienza»E proprio per questo «deve essere tenuta ben presente dagli utenti della strada, i quali hanno l’obbligo di comportarsi diligentemente per evitare pericoli».

Quanto manca alla fine di questa tortura di mandato?
Fa schifo....
Una vergogna!
E non è un problema di partito... ma di una totale incompetenza e inadeguatezza personale.
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